IL MIO BRAND E’ ADATTO A TIKTOK?

IL MIO BRAND E’ ADATTO A TIKTOK?

Sì, se si abbraccia il cambiamento! Nuovi codici, linguaggi e rituali che offrono grandi opportunità anche a Brand storici e prestigiosi.

11 Maggio 2021

Negli ultimi dodici mesi, molti brand avranno sicuramente pensato di iscriversi a TikTok, il social network cinese più in voga tra i teen, ma probabilmente sono stati fermati da una domanda: “Il mio brand è adatto a TikTok?”

La risposta è sì, basta saper aprirsi al cambiamento.

Se si decide di cambiare, abbracciando i linguaggi, i codici e i rituali le possibilità sono innumerevoli.

Alcuni di voi penseranno “Facile per i brand che si rivolgono direttamente ai ragazzi e alla Gen-Z”, vero, ma non è certo una verità assoluta.

Nell’ultimo anno ci sono stati due brand dall’animo profondamente tradizionale che hanno sfidato i preconcetti, ottenendo un successo totalmente inaspettato su TikTok: gli Uffizi, e il Washington Post.

Entrambi hanno trovato la ricetta giusta per funzionare su TikTok: hanno studiato il canale, compreso il target e i suoi linguaggi e hanno deciso di declinare su di esso la propria Brand Identity, rimodellandola. Hanno sposato il cambiamento attraverso un approccio totalmente disruptive rispetto ai propri competitor, e l’hanno fatto con obiettivi e modalità molto chiare.

Il Washington Post ha raggiunto il successo grazie a Dave Jorgenson, scrittore e video producer, che da marzo 2020 è diventato una vera e propria TikTok Star (vi basterà cercare “washington post tiktok guy” su Google per osservare il suo successo). All’inizio della pandemia, chiuso nel suo appartamento, ha iniziato a pubblicare video divertenti, satirici ma sempre informativi sul Covid19, la presidenza americana e sulle notizie principali del giorno. L’ha fatto sposando a pieno i linguaggi di TikTok: voice over, balletti, suoni e trend più in voga.

Gli Uffizi invece hanno deciso, in maniera molto intelligente, di sfruttare il loro “prodotto”: le opere d’arte. I loro TikTok vedono sempre protagonisti i quadri, che prendono vita grazie ai voiceover, e ai suoni in trend.

In Italia la scelta di comunicazione del Museo fiorentino non è piaciuta a tutti, e molti hanno criticato questo abbassamento di Brand Positioning e Tone Of Voice per un brand di cultura così alto come gli Uffizi.

Le critiche però ignorano o minimizzano l’importanza di questa operazione.

Abbracciando TikTok, gli Uffizi (grazie alla Social Media Manager intervistata recentemente da Forbes) hanno deciso di parlare alla fascia d’età degli under 25, un target a cui potenziale totalmente nuovo.

Gli Uffizi non hanno bisogno di fare Brand Awareness sulle altre fasce d’età, quelle non-nativi digitali e che già conoscono il museo.

Devono comunicare ai giovani, ai ragazzini, e per farlo è necessario adottare il loro linguaggio, i loro codici e i loro rituali, come TikTok e i suoi trend.

É una strategia che funziona? I numeri dicono di Si.

Come commenta la SMM il museo ha registrato un incremento sostanziale in questa fascia d’età, e anche da indagini svolte sul posto emerge come molti ragazzi siano arrivati al museo tramite TikTok.

In ArteficeGroup disegnamo linguaggi di marca, per far sì che il brand si esprima in maniera proprietaria e di valore; ma i linguaggi non possono essere rigidi e immutabili, perché cambiano, e gli attori della comunicazione devono essere in grado di aprirsi ad essi.

Perché i canali e soprattutto consumatori come la Gen-Z hanno regole ed impostazioni che hanno già messo in crisi il tradizionale rapporto brand-consumatore.

Perché senza cambiamento non c’è futuro e ArteficeGroup è da 25 anni dalla parte del cambiamento.

So let’s brand!

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Matteo Spinso

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