Dalla teoria delle idee di comunicazione alla pratica della loro produzione

Dalla teoria delle idee di comunicazione alla pratica della loro produzione

Quando le idee entrano nel mondo è il momento di ACT: il terzo punto del Brand Language Design®

1 Ottobre 2020

Per sintetizzare in cosa consiste il passaggio dalla teoria delle idee di comunicazione alla pratica della loro produzione partiremo da un esempio familiare ai più: volete mettere un nuovo quadro su una parete di casa; in teoria si tratta di un’operazione semplicissima, basta decidere dove vi piacerebbe che fosse, piantare un chiodo e appenderci il quadro.

Sembra la cosa più facile del mondo finché non cominciate a farla per davvero. Da quel momento in avanti possono succedere diverse cose: che il chiodo proprio in quel punto non entri, che lì sotto ci sia il passaggio di una canalina dell’impianto elettrico, che la testa del martello slitti su quella del chiodo e colpisca l’intonaco e che l’intonaco a sua volta si scheggi, quindi bisogna salire un po’ più in alto (per coprire il buco) e il secondo chiodo si piega, il martello colpisce un dito… ecco, la produzione è esattamente questo, è il momento in cui il martello potrebbe colpire il dito o il muro.

É un momento complesso e delicato ed è per questo che vale la pena di affidarsi a dei professionisti.

Quello che serve è un metodo sperimentato e un team composto da specialisti con competenze verticali diverse. Che abbiano un approccio che col tempo si è sistematizzato in un metodo.

La produzione nel BrandLanguageDesign® è racchiusa nella terza bolla ed è denominata ACT, proprio per la sua natura di AZIONE.

Ma oltre all’azione, in ArteficeGroup la produzione implica anche una grande dose di PROGRAMMAZIONE.

ACT è un momento delicatissimo perché è il tempo in cui gli sforzi di molti stanno per concretizzarsi. Non basta non perdere d’occhio l’orientamento strategico e l’identificazione dei linguaggi di marca emersi durante la fase di UNDERSTAND, non basta dare corpo alla creatività scaturita durante CREATE: la produzione deve fare la sua parte aggiungendo la maggior quantità possibile di valore all’insieme degli sforzi precedenti.

Vediamo quali sono le regole fondamentali del BrandLanguageDesign®, che stanno alla base di ACT, per favorire la creazione di questo valore.

La prima regola per il governo del processo consiste nel cercare di tenere presenti tutti i limiti prevedibili già nella fase precedente, quella di ideazione: fattibilità concreta, tempi e costi primi fra tutti.

Un’idea che arriva in produzione senza che prima si siano valutati attentamente questi tre primi, basilari parametri è destinata ad incontrare grandi difficoltà in fase di realizzazione.

Per ottenere una valutazione efficace di questi tre parametri è indispensabile che tutte le figure chiave che si occuperanno della produzione siano già coinvolte nei momenti precedenti, in particolare durante quello dedicato all’ideazione, in modo da verificare immediatamente la fattibilità della proposta.

La seconda regola consiste nel mantenere il più possibile il controllo su tutte le fasi di produzione.
É per questo, ad esempio, che MAD-E Packaging Ecosystem si propone al mercato italiano come l’unica realtà end to end per la realizzazione di packaging, coprendo con le sue competenze ogni passaggio, dall’ideazione fino al pre-print.
Quello che avviene fuori da MAD-E Packaging Ecosystem è esclusivamente il processo di stampa, quindi possiamo dire che la fase produttiva si svolge internamente per oltre il 90% del suo totale.

Ma il metodo non si ferma qui: il lavoro in MAD-E Packaging Ecosystem viene prodotto attraverso un flusso proprietario che consiste nell’utilizzo di EVA Workflow, una piattaforma digitale che permette la condivisione di tutti i passaggi fra agenzia e cliente e l’approvazione in tempo reale dei file in lavorazione.

L’utilizzo di questa piattaforma di condivisione è un esempio pratico di quanto un metodo innovativo possa fare la differenza.
Eva Workflow consente una standardizzazione dei passaggi di verifica, un’ottimizzazione dei tempi di finalizzazione, una diminuzione degli step intermedi e quindi un’economia delle risorse notevoli.

Il rispetto dell’input creativo inziale in termini di cromie, font, utilizzo degli scatti fotografici è totale e le continue verifiche evitano errori.

É il sistema di lavoro ideale per la gestione delle varianti fra diverse nazioni che, in un mondo globalizzato, diventa un tema sempre più pressante.

In aggiunta a questo strumento per il management della produzione, MAD-E offre anche la possibilità di realizzare dei mock-up del packaging completamente finalizzato, in modo che il cliente possa valutarne l’appeal complessivo ed eventuali punti di debolezza, in anticipo sulla produzione vera e propria.

Lo stesso concetto di internalizzazione del processo produttivo vale, a maggior ragione, per Espoworkr Retail & Exhibit Factory, che si configura come una vera e propria fabbrica in grado di realizzare gran parte dei lavori di retail marketing.
Il coinvolgimento iniziale di chi si occuperà dell’ingegnerizzazione del progetto consente di trovare la soluzione migliore all’interno dei limiti di fattibilità.

Così come sono importanti i sopralluoghi presso gli spazi che ospiteranno le installazioni, che in alcuni casi prevedono anche la negoziazione degli spazi stessi con i responsabili del punto vendita.
Alla fase di progettazione svolta durante IDEATE, in ACT si aggiunge l’ingegnerizzazione e la prototipazione degli elementi espositivi. Solo dopo lo svolgimento di questi passaggi si procede alla produzione dei materiali.

Inoltre Espoworkr oltre alla realizzazione dei pezzi espositivi si è specializzata nell’allestimento e nel mantenimento delle strutture espositive: attraverso una piattaforma digitale proprietaria infatti garantisce al cliente la possibilità di tenere sotto controllo le installazioni di esposizione ovunque si trovino, su tutto il territorio nazionale e in alcuni casi anche all’estero, per verificare quelle che hanno bisogno di essere aggiornate o sostituite. La digitalizzazione di queste informazioni consente la tracciabilità delle azioni di aggiornamento.

La terza regola generale per una produzione di successo sembra una contraddizione in termini ma di fatto non lo è: per mantenere saldi gli obiettivi finali bisogna essere lucidi e flessibili abbastanza da saper accettare alcuni cambiamenti in corso d’opera, cambiare gli aspetti tattici per lasciare intatti quelli strategici. In questo senso la capacità di saper distinguere fra quello che può essere negoziato e quello che invece è assolutamente intoccabile è importantissima.

La quarta regola riguarda la composizione del team di lavoro: stabilire in maniera esatta chi sarà coinvolto nell’azione e con quale ruolo, definire le responsabilità e gli obiettivi individuali.

Una volta composto il gruppo di lavoro, bisogna favorire la circolazione delle informazioni rilevanti per la buona riuscita del progetto al suo interno.
Perché questo passaggio di informazioni avvenga in maniera efficiente senza costituire un’emorragia in termini di tempo è buona regola esercitare sintesi.

Un progetto le cui variabili essenziali di tempo, fattibilità e costi siano state tenute in considerazione fin dal suo inizio, la possibilità di controllo della maggior parte di filiera produttiva possibile, un metodo proprietario all’avanguardia, chiarezza circa gli obiettivi principali, lucidità nel mantenerli sempre al centro dell’attenzione, un team agile, coeso con attribuzione di responsabilità chiare e con buona capacità di comunicazione al suo interno: queste sono le cose necessarie a condurre in porto il processo produttivo nel miglior modo possibile.

Questi sono i capisaldi di ACT, la fase finale del BrandLlanguageDesign®, quella in cui le idee prendono corpo e si trasformano in azioni di comunicazione.

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Annamaria Montefusco

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