ALCE NERO RACCONTA

ALCE NERO RACCONTA

DALLA FORMA DEL TEE PEE ALLA CULTURA ORALE PELLEROSSA UN'IDEA CHE RIVOLUZIONA IL CONCETTO DI ETICHETTA

Alce Nero comincia la sua collaborazione con ArteficeGroup e poi con MAD-E Packaging Ecosystem fra il 2015 e il 2016 ed è subito uno di quei clienti per i quali si lavora si per business ma anche per passione.

Del resto la Storia di Alce Nero è Storia con la S maiuscola.

Già il nome ispira rispetto, in chi ne comprende le origini:
l’azienda nasce nel 1978, pioniera del biologico in Italia, e decide di chiamarsi con il nome della famosa guida spirituale dei Sioux Oglala, per l’importanza che il fondatore tributa al libro “Alce Nero Parla”, tradotto in Italia nel 1968*, libro che ha ispirato le correnti più ecologiste-naturaliste della controcultura italiana degli anni ’70.

Quindi più che il nome di un’azienda è una dichiarazione di intenti, il nome di un progetto sociale: è Alce Nero, lo Sciamano che cavalcava dando le spalle alla testa del cavallo.

Questi innovatori antagonisti che hanno portato la cultura del biologico in Italia, già all’inizio del secondo millennio si rendono conto che quella fetta di mercato che prima era una “riserva” per pochi fruitori (che è come l’azienda definisce i suoi consumatori) in the know si sta trasformando in un segmento di mercato indifferenziato: tutti fanno il biologico. Il biologico cresce e si fa fatica a comunicare la differenza fra i newcomers che arrivano esclusivamente per opportunità di business e chi invece quel territorio l’aveva dissodato e resto fertile quasi 40 anni prima, attraverso un lavoro che era motivato da ideali.

Inoltre Alce Nero non è solo un brand di cibo Bio. Si trattava anche di raccontare la provenienza etica e sostenibile, oltre che biologica, di ciascuno degli ingredienti e dei cultivar originali utilizzati nei prodotti.
E di farlo attraverso il packaging di tutte le linee di tutti i prodotti: si parla, già nel 2015, di oltre 300 referenze suddivise in 20 categorie merceologiche.

La storia dell’azienda, il progetto sociale alle sue fondamenta, la qualità degli ingredienti e dei cultivar dovevano trovare una voce narrante e un codice visivo che li portassero fuori da quello che si preparava a diventare il red ocean mass market del biologico indistinto.

E attraverso il progetto di design di comunicazione, tutti questi elementi si combinano in una forma inedita di comunicazione: l’invenzione di una ETICHETTA NARRANTE.

Circolare, doveva essere circolare, come la forma dei tee-pee, dove in cerchio attorno al fuoco, si tramandava la cultura orale dei nativi americani.
Così l’etichetta abbraccia il logo, lo tiene al centro e lo circonda con tasselli che racchiudono il racconto degli ingredienti, che diventano i protagonisti della storia di ciascun prodotto.

Le description di ingredienti, provenienza, tipo di cultivar e tutte le informazioni che rappresentano quello che fa la differenza fra un prodotto Alce Nero e il resto del mercato, abbandonano le zone in ombra del retro-pacco e vengono davanti, costruiscono un mosaico che narra tutto quello che c’è da sapere elemento per elemento.

E l’insieme diventa uno dei visual identity system più riconoscibili di sempre.

Un VIS che racconta la differenza e che ancora oggi è il segno distintivo di un marchio che è una parte importante della storia del cibo etico e biologico.

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